PostHeaderIcon Sulla felicità

Ancora un sei aprile…

Vogliamo ricordare questo ennesimo anno passato senza Guido Zingari con le sue parole, tratte da uno scritto inedito, come soltanto lui era in grado di fare, tramutare il male in bene, l’amarezza in felicità:

“La nostra tesi è che la felicità, come condizione di benessere positivo, collettivo ed individuale, esista, possa e debba effettivamente esistere, essere costruita e non sia solo un’illusione e una chimera, ma che d’altra parte una situazione sociale e politica, dominata e paralizzata attualmente da un totale nominalismo e da una retorica vuota, fatta solo di parole, estesa, capillare ed inconsistente, l’abbia allontanata e continui a perseguitarla, come una minaccia, un reato e un pericolo incombenti per chi detiene e amministra appunto poteri e monopoli economici, giuridici, culturali o politici.”

Guido Zingari

    5 Commenti a “Sulla felicità”

    • angela scrive:

      CARO PROF ZINGARI IL TUO RICORDO è SEMPRE VIVO. CON L’AFFETTO DI SEMPRE.

    • angela scrive:

      CARO
      PROF SEI SEMPRE PRESENTE IERI OGGI E PER SEMPRE.

    • Emanuela Pagani scrive:

      Grazie delle belle condivisioni per ricordare Guido, a cui mando un grazie per ciò che è stato e ci ha lasciato, per le sue parole che risuonano così profondamente vere e per le sue altre meravigliose qualità umane che ho avuto la fortuna, anche se per poco, di conoscere. Impossibile dimenticarlo. Un abbraccio virtuale a tutti coloro che lo hanno amato.

    • Paola Coira scrive:

      A me e a tutti coloro che ti ricordano, le tue parole tratte da “L’ostinata meraviglia”:

      “…È una constatazione del senso comune quella di riconoscere che l’essere del mondo non propone oggi nulla di edificante ed elevato…”

      “Come ritagliare tuttavia, in tale prospettiva, anche una parte minima, limitata e dispersa di meraviglia e di gioia nel mondo oppresso e assediato per lo più e da più parti e incessantemente da una sorte avversa, diversa, nemica e non grata? Viene detto comunemente, in tali condizioni, non esservi più nulla di cui doversi oramai più meravigliare ed allietare. Non si guarda, se non di rado, a ciò che di celeste riserva la terra e a ciò che di terreno riserva lo sguardo rivolto al cielo, per intercessione di un angelo o di un demone custode. L’essere della meraviglia può apparire così una ingenuità puerile o un evidente forzatura…”

      “…Il compito consiste, ora, non tanto nel combattere, avversare e contrastare la feroce, irruenta e spaventosa brutalità di questa vita terrena, ma nell’assecondare e accompagnare il senso altro, contrario, positivo e diverso della bellezza che in essa si offre e si manifesta ovunque con certezza…”

      “…È necessario pertanto educare noi stessi nella meraviglia, al bello e al bene per potersi elevare. Il discorso estetico coincide o si identifica con quello etico o morale…”

      “…È necessario rivolgere lo sguardo verso ciò che è più alto, elevato, aperto e tende verso la luce, per liberarsi dalla bassezza, dalla pesantezza, dalla gravità e dall’angustia di ciò che opprime e trascina nell’oscurità e sbarazzarsi di ciò che è soltanto terreno, mondano, secolare e profano…”

      “…Ascoltare dunque il silenzio in silenzio. Tacere, fermarsi e sostare. Di nuovo ascoltare. Osservare e raccogliersi. Bisognerebbe lasciare alla meraviglia il privilegio del suo dire e del suo semplice manifestarsi. Essa è soltanto se stessa, compiuta in se stessa e da se stessa trae origine, senza perché e senza ragioni…”.

      Restare in silenzio (Pablo Neruda)

      Ora conteremo fino a dodici
      e tutti resteremo fermi.
      Una volta tanto sulla faccia della terra,
      non parliamo in nessuna lingua;
      fermiamoci un istante,
      e non gesticoliamo tanto.

      Che strano momento sarebbe
      senza trambusto, senza motori;
      tutti ci troveremmo assieme
      in un improvvisa stravaganza.

      Nel mare freddo il pescatore
      non attenterebbe alle balene
      e l’uomo che raccoglie il sale
      non guarderebbe le sue mani offese.

      Coloro che preparano nuove guerre,
      guerre coi gas, guerre col fuoco,
      vittorie senza sopravvissuti,
      indosserebbero vesti pulite
      per camminare coi loro fratelli
      nell’ombra, senza far nulla.

      Ciò che desidero non va confuso
      con una totale inattività.
      È della vita che si tratta;….

      Se non fossimo così votati
      a tenere la nostra vita in moto
      e per una volta tanto non facessimo nulla,
      forse un immenso silenzio interromperebbe la tristezza
      di non riuscire mai a capirci
      e di minacciarci con la morte.

      Forse la terra ci può insegnare,
      come quando tutto d’inverno sembra morto
      e dopo si dimostra vivo.

      Ora conterò fino a dodici
      e voi starete zitti e io andrò via.

    • Gianluca scrive:

      Grazie Professore la tua lucidità mi ha sempre colpito e anche in questo caso tu ci parli dell’oggi anche se non ci sei. Una felicità minacciata e perseguitata è anche di questa visione e presa di coscienza( nel senso di un sapere che va comunicato) che abbiamo bisogno.
      Un saluto a te e a chi ti stava vicino.

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