PostHeaderIcon Considerazioni su parafrasi e traduzioni in M. Heidegger

Considerazioni su parafrasi e traduzioni in M. Heidegger, in: “Magazzino di filosofia”, 2000, Fascicolo: 2/3

Questo scritto fa parte degli atti del seminario tenuto a Gargnano del Garda, il 22-24 aprile 1998, intitolato: “Traduzione italiana e traducibilità di M. Heidegger, Sein un Zeit. Vecchie e nuove esperienze”, cui Guido Zingari ha partecipato in qualità di relatore. Abbiamo omesso la trascrizione degli interventi degli altri relatori sulla relazione.

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    3 Commenti a “Considerazioni su parafrasi e traduzioni in M. Heidegger”

    • maddalena scrive:

      poi che a Rolando spenta la vita s’è la vista,
      in piedi ei s’alza, quanto può si sforza,
      sì che nel volto si fa tutto sangue.
      su un masso bruno che gli sta davanti,
      per dieci volte,corrucciato,picchia:
      stride l’acciar,ma non s’infrange o sbreccia.
      E il conte dice:.

      Rolando sente che il suo tempo fugge.
      Volto alla Spagna ,giacie in vetta a un picco;
      egli si batte con la mano il petto:
      .
      Il destro guanto tende verso Dio,
      ed a lui scendon gli angeli dal cielo.

    • Gabriel scrive:

      “M’è accanto ormai la morte funesta,non è più lontana,e non c’è scampo:da un pezzo Zeus ed il figlio di Zeus il Saettatore,che pure in passato benigi mi proteggevano;ma adesso mi incalza il destino.Che almeno non abbia a morire senza battermie senza gloria,ma compiendo qualcosa di grande,che si msappia anche in futuro!”

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