WILLKOMMEN!!
Die Webseite www.guidozingari.it entsteht aus dem Ansinnen, sich an Prof. Guido Zingari zu erinnern. Durch die Menschen die ihn kennengelernt und geliebt haben. Und mit dem Ziel, seine Arbeit und Ansätze anderen Menschen zugänglich zu machen.
Die Webseite soll ein Treffpunkt für alle die sein, die fühlen, dass sich ihr Leben seit dem 06. April 2009 für immer verändert hat. Das die Welt ohne Prof. Guido ZIngari ärmer, trauriger und ungerechter gestaltet.
Wir wünschen dass sich seine Partnerin Paola, seine Mutter Lidia, seine Geschwister und seine Familie sich durch unserer Beistand weniger alleine fühlen.
Es gibt nichts was ich sagen oder machen kann, das zeigt, was ich seit diesem tragischen 06. April 2009 fühle. Aber ich kann etwas anderes machen, ich kann zur Verfügung stehen, für alle die Leute, die in verschiedenen Weisen sich an Ihn erinnern möchten. Wir können seine Schriften sammeln und veröffentlichen, wir können ihm einen Tag oder eine kulturelle Initiative im Jahr widmen, wir können seine Arbeit weiterführen, wir können…aber wenn sollten wir das zusammen machen! Er würde es so wollen! Und er will uns sicherlich wieder lächeln sehen!
Auch möchte ich mich bei Diego Caponera bedanken, einem anderen Studenten von Prof. Guido ZIngari, weil wir, dank seiner Fähigkeit und Arbeit, diese Webseite für unseren geliebten Professor widmen können. Am Anfang kann es vorkommen, dass es technische Probleme gibt. Einige Abschnitte werden mit der Zeit und mit unseren stetigen Arbeit erst fertig werden, aber wir werden mit der Gewissenhaftigkeit, der Aufmerksamkeit und der Leidenschaft arbeiten, mit denen er gelehrt hat.
Wir haben das Vergnügen und die Ehre gehabt, mit ihm zu arbeiten. Er war, ist und wird ein Lehrer von Weisheit und für unser Leben sein.
English
Italiano
“Come persona lo contraddistinguevano una mitezza caratteriale, una discrezione, una signorilità e una ironia che alleggerivano il passo di una insorgenza ereticale che nasceva da uno sdegno, un disgusto e una insofferenza per ciò che la realtà offriva”. (Alessandro Carandente).
Vorrei ringraziare personalmente Alessandro Carandente per aver dedicato a Guido parte del libro trentottesimo della rivista “Secondo Tempo” da lui curata e per aver scelto di riportare il testo di alcuni degli interventi fatti in occasione della prima giornata in ricordo di Guido Zingari lo scorso 20 settembre a Roma, al cinema Farnese in Campo de’ Fiori. Inutile dire che ogni parola dedicata con affetto a Guido mi è di conforto e che diventa luce e respiro in “…quel qualcosa di buio, di spaventosamente assurdo, che non riusciamo a controllare…”, (per citare ancora Carandente).
Insieme ad Alessandro, artefice di questo omaggio a Guido, vorrei brevemente ringraziare tutti coloro che hanno accettato di intervenire portando il loro contributo attraverso l’analisi della sua opera di scrittura e nel ricordo dei suoi aspetti umani.
Ringrazio quindi Rubina Giorgi che con il suo animo poetico e con la sua particolare sensibilità, ha ricordato Guido con grande profondità, cogliendone tra l’altro “…la fragilità insieme a tutta la forza della fragilità, del pudore – la forza di una grande resistenza attinta a fonti lontane, invisibili”. Rubina, inoltre, individua con particolare acume, il dono lasciato da Guido per noi nel “Ricordarci di non dimenticare, di non tralasciare l’alimento della scintilla divina, di questa parte la più preziosa di noi, di ciascuno di noi. Anche al costo di sacrificare un soggiorno più agevole in questo mondo”.
Ringrazio Alfonso Malinconico che con grande sapere ci invita a riflettere ulteriormente sugli innumerevoli significati del concetto di rifiuto e analizzando il testo “Ontologia del rifiuto” cita il giudizio morale” di Zingari che trapela “in modo non sempre sommerso”. Guido mi ricordava di venir spesso scherzosamente additato dagli amici come moralista; appellativo di cui Guido andava fiero. Moralismo che diventava letteralmente sdegno di fronte alla viltà, alla mancanza della “semplice onestà intellettuale”.
Ringrazio il Professor Rino Caputo Preside della Facoltà di lettere e Filosofia dell’Università di “Tor Vergata”, per il suo contributo al ricordo di Guido, per me veramente prezioso. Il Professor Caputo esprime sincero rammarico nelle parole: “Avrei voluto accanto lo studioso Zingari, capace di slanci e slarghi di pensiero utili, perché no?, proprio perché inaspettati e apparentemente sghembi rispetto alle consuetudini acquisite”. Che bello sarebbe se il preside Caputo, che da pochi anni governa l’istituzione universitaria, con uno slancio di pensiero apparentemente sghembo, omaggiasse tutti i docenti del testo di Guido “Destituzioni di Filosofia” e che questi, liberi da pregiudizi e condizionamenti, ne comprendessero l’intento vero e con sincera disposizione alla comprensione, lo considerassero un vero contributo alla riflessione e discussione per un concreto miglioramento della filosofia accademica e del sistema universitario in generale!
“Se io celo le cose e impedisco alle cose di essere quel che sono, le privo appunto di quel valore profetico e dischiudente verso il futuro, di cui ogni presente è dotato in potenza, come punto di forza e prospettiva di luce”. Mi piace citare qui Carlo Di Logge e ringraziarlo per il suo dotto intervento nel quale ricorda gli importanti studi di Guido Zingari e i sui scritti su autori quali Leibniz, Heidegger e Bloch e dove in particolare prende in considerazione il tema del possibile a cui Guido lavorò tanto.
Ringrazio anche Marina Storoni Piazza che con lo spessore di donna e di studiosa che la contraddistinguono ci è sempre stata vicino. Anche in questa occasione, esercitando in modo esemplare la sua capacità di sintesi, parlando del testo inedito “L’ostinata Meraviglia”, ha magistralmente saputo farsi chiara interprete di concetti filosofici non sempre di facile comprensione ai non addetti ai lavori e cogliere le peculiarità dell’intento di Guido.
Intento che anche Enzo Riga nella sua recensione del testo “Destituzioni della filosofia” presente in “Secondo Tempo”, sembra aver colto in modo puntuale e preciso e non posso esimermi dall’invitare tutti alla lettura.
E come sempre ringrazio Marco Caponera per il suo continuo, ammirabile e ostinato lavoro di divulgazione del pensiero di Guido Zingari studioso. Ne approfitto per segnalare un breve (ultimo?) seminario che Marco terrà all’Università di Tor Vergata. Quest’anno il seminario sarà tenuto all’interno del corso del Prof. Manfreda e analizzerà il testo di Guido “Oscenità interiori. Verità ambigue e retoriche perverse” uscito nel 1996 e che presto verrà ristampato proprio da le nubi edizioni.
Paola
Caro Prof oggi avresti compiuto 61 anni il tuo ricordo è sempre vivo e presente nel mio cuore. Un forte abbraccio alla cara Paola.
Da quando il mio prof ha spiccato il volo, sono spesso entrata in silenzio in piccoli angoli per cercare una sua foto, qualche parola su di lui… per ricordare in silenzio, per sorridere nel cuore… temevo di entrare tra queste righe che, non solo mi hanno commossa, ma hanno smosso qualcosa che avevo dentro, un silenzio che lui, Guido, non amava di me… allora mi permetto di scrivere poche cose, un piccolo ricordo in memoria di un uomo eccezionale… vorrei ringraziarlo, se non fosse stato per lui non sarei una donna laureata, non avrei mai scoperto che si possono affrontare e superare le situazioni che talvolta sembrano insormontabili… era il 1997, era una ragazzina timida e un pò ribelle… volevo mollare perchè nn avevo coraggio… lui mi ha presa con dolcezza, senza nulla imporre, mi ha seguita, entusiasmata, mi ha dato coraggio… sempre… ed ho imparato… a non tacere… ad ogni difficoltà la sua tenera pacca sulla spalla rappresentava la mia guida verso la vittoria… GRAZIE mio caro prof… sono qui a ricordarti sempre…
La cara amica Grace Hinrichs ci scrive dal Maine dopo aver letto la mini-guida di Campo de’ Fiori e “Destituzioni della Filosofia”.
Dear Giovanna and Paola,
Thank you so much for sharing with me two works by Guido. It was a pleasure to get to know his complex and subtle mind a little bit this way. I see that in addition to his love of philosophy, he also loved history, architecture, poetry, conversation, people–in a word.. life! And I honor his memory and that great spirit.
The essay “Destituzioni della Filosofia” rang many bells for me. I may not have understood all of the references he made to the problems he saw in the philosophy departments of Italian universities–and for that matter what he means exactly by “destituzioni” (which my dictionary defines as “removal” or “dismissal” but “de-construction” and “de-institutionalizzation” seem to fit better). But I believe that the bureaucratic rigidity he complained of happens everywhere, and I lament along with him the fact that ideas get “frozen” when they are institutionalized and that that is a great hindrance to real understanding and a productive exchange of ideas.
For me personally the bell that rang most loudly was the idea that philosophy as it is taught in the university has almost nothing to do with what is happening all around us or with the vital question of how to live our lives and what it all means to be a human being. No wonder his students loved him . He knew they felt that disconnect, and he was on their side!
One passage that really stood out for me was this one on p. 36: “L’umana disumanita’ dell’istituzione filosofica e’ evidente e tangible. Essa e’ dovuta alla calcolata freddezza e distanza create da un sapere formale ed esteriore che non ha piu’ alcun legame con l’interiorita’ vissuta di chi lo esercita e lo pratica.”
I felt that very much myself as a student in college. I had thought I might major in philosophy but found that once we got beyond Socrates Western philosophy turned so completely in the direction of abstract intellectual theories that I changed my mind and majored in English literature where all the questions are brought to life!
One of my favorite books is Irrational Man: A Study in Existential Philosophy by William Barrett. He believes that Existentialism came about as a necessary correction in Western Philosophy because we had for centuries focused almost solely on logic and reason (the Hellenistic) at the expense of the experiential (the Hebraic). And the Existentialists, however morbid some of their thinking may have been, were at least focusing on the individual and what it means to be alive.
I notice that Guido took a particular interest in Heidegger which makes perfect sense to me and I would love to have been able to talk with him about that. Heidegger’s belief that Western philosophy has missed out by focusing too much on “beings” and ignoring the ground of it all–Being!–is a very congenial idea to me.
I do find Heidegger difficult to read because he seems to be struggling to explain in Western terms what Eastern thinkers have expressed in their more cryptic, personal ways for centuries. I’m a Buddhist at heart and my favorite form of Buddhism is Zen exactly because it smashes concepts and refuses to be “institutionalized”! Which brings me back to Guido’s major point about how ideas, philosophies, and religions get rigidified by institutions. So true and so regrettable.
Again I say it was a great pleasure to get to know Guido a little bit and to be re-inspired to think about these things again. Thank you both once more.
With much affection, Grace
… Quando morirà
Prendilo e spezzalo in tante piccole stelle,
Egli renderà la volta del cielo così bella
Che il mondo intero amerà la notte
E non adorerà l’abbagliante sole
William Shakespeare
Romeo e Giulietta
Piangere il vento della giovinezza
o mio primo stendardo di cultura
al tutto che diviene e si annienta
ritrovare il tuo volto solamente.
Sei più vivo ora,
la tua morte è sì potente che somiglia a un mito
e ne siamo sconvolti.
Quante porte blindate, Amore, hai chiuso sul destino.
Alda Merini, tratto da “vuoto D’amore”
Caro Prof sarai sempre nei miei pensieri e tra i miei ricordi più cari…..
Io di lui ho poche frasi, qualche riga, ma di quelle che ormai infuocano il bel quaderno che diligentemente portavo dietro, esso cominciò a pesare di più, ora è testamentario………
Senza mai avergli parlato ed avendo ascoltato che 3 o 4 sue lezioni, tuttavia ne ho subito anch’ io il fascino.
Vorrei perciò attingere la profondità del suo pensiero poichè avverto in esso qualcosa di grande, di veramente importante. Se dovessi dire cosa allora sarei a cavallo, ma se io e il professore ci siamo seppure poco capiti, se qualcosa in me ha continuato a vivere, sto scoprendo col tempo che quello che avevo ascoltato era veramente un discorso di una coscienza più grande, rientrante per me ormai in quella categoria delle poche degne d’ ascolto, terre sempre fertili….. io non ho però attinto a pieno ed è ancora troppo fragile ed incerto ed eccessivamente precario questo fievole raggio di sole, ed è la coltivazione di questo che mi preoccupa, il riuscire a nutrirlo per farlo sempre vivo,
la grande e grassa e avida vita quotidiana lo sopprime sempre sul nascere e la sua semenza è una merce troppo rara perchè possa andare persa………..
Rubina Giorgi il 4 luglio, giorno della tumulazione delle ceneri di Guido, scrive:
Guido,
oggi siamo tentati da affetti contraddittori: siamo presi dal dolore e dal pianto da un lato, ma dall’altro ci stupiamo quasi di non congratularci con te intorno a qualcosa che non comprendiamo bene. E inoltre mi domando perchè non ti piangiamo senza fine, e il dolore s’inabissa in fondo al nostro animo. E’ così debole il nostro affetto? Siamo così pronti ad accogliere l’assenza?
In verità mi sembra che la tua assenza sia l’altro volto del mistero nel quale la nostra vita è radicata e con il quale, in occasione di questa tua assenza, diveniamo sempre più intimi. Piangiamo di meno dunque perchè il nostro essere scopre se stesso mentre con te si immedesima nella Lontananza che tu ci ricordi e ci mostri. E ci abituiamo ad inoltrarci verso il luogo a noi enigmatico e segreto dove tu vivi la tua nuova vita, e ti muovi con passo forse ancora incerto in una non piena o non conosciuta luce, e che è anche il luogo, o divino Non-Luogo, che ci attende, nostro Orizzonte, se, come te, ne siamo o ne saremo degni. Quindi è come se, grazie a te e con te, apprendessimo sempre di più la nostra destinazione futura, che per te è ora il Presente. E te ne siamo grati. Ti ammiriamo, ecco, per essere tanto più avanti a noi. E io, per parte mia, sento molto come l’attimo estremo della tua consumazione sia stato il compimento di una vera impresa, e vorrei dire missione, di vita, non solo per te stesso ma anche per noi, per l’assenza umana.
La nostalgia di te, Guido, è grande: la nostalgia della tua capacità di sentire la grazia e la bellezza, l’amicizia, della tua delicatezza singolare, messa a dura prova dalla rudezza di questo mondo - dimentico proprio a causa dell’uomo di essere esso pure un corpo celeste, una dimensione cosmica. Fin nell’ultimo istante della tua vita questa terra è stata rude con te, forse per sancire con il carattere e l’evento di sacrificio una destinazione regale, una gloria non-umana altrettanto singolare. Tu, in cambio del sacrificio, sei stato molto amato e hai molto amato. Hai tradotto in realtà (come hai detto una volta) l’idea del dono, l’idea più alta e regale del Dono.
Rubina
Un saluto a tutti gli amici che dallo scorso aprile, il giorno 6 di ogni mese si stringono nel doloroso ricordo della morte di Guido. L’amato Guido la cui assenza è sempre più difficile accettare.
Ieri 4 luglio le ceneri di Guido sono state tumulate nel cimitero di Villa Guardia-Maccio (Como) accanto a mio padre.
Un saluto
Paola
caro Guido,
Sono passati due mesi. Folletto della mia vita, amico imprevedibile silenzioso e sorridente hai deciso di farmi diventare archeologa..Emergono le tue lettere dai posti più impensati come tesoretti insperati a ricordarmi, a ricordarci che tu ci sei e il tuo spirito leggero aleggia come dici tu in una lettera” in queste belle giornate di giugno”. Metto da parte i tuoi fogli vergati in modo preciso con la tua firma personale e marcata. Un G che abbraccia e fà sentire la tua vicinanza e la tua lontananza. Solo i filosofi possono essere così presenti nelle assenze?o forse le anime sottili e lucide che pervadono l’esistenza degli altri e le lasciano segnate da una scia di luce come questo tramonto romano che tu ameresti. O sei forse sulla nuvola ed hai incontrato di persona i “nostri “amati angeli? Ovunque tu sia ti abbraccio e sai che ci manchi! Roberta
Carissimo Marco,
queste mie parole non riusciranno mai ad esprimere la gratitudine, la riconoscenza, la stima e il mio affetto per tutto quello che hai fatto prima al fianco di Guido e per quello che stai facendo ora che Guido è al nostro fianco.
Con la vivacità intellettuale che ti contraddistingue, hai collaborato fedelmente, costantemente e, (lasciamelo ricordare) gratuitamente con Guido, dando sempre un valido contributo in ogni occasione. Anche nell’ideazione di questo spazio mediatico e nelle tante idee e progetti che hai in mente per ricordare Guido, mi sembra di leggere, oltre alla tua sana inquietudine e ribellione per le ingiustizie, il bisogno di urlare a tutti il dolore e la paura che tanto venga perso e di comunicare la gratitudine e l’ammirazine che avevi per l’amato Professore, in modo che altri la possano condividere e testimoniare; per sentirci meno soli e per riempire un grande vuoto.
Solo ora, nonostante fossi stata informata da tempo dell’esistenza, mi sono avvicinata al sito. Grazie Marco e grazie a tuo fratello Diego, per queste pagine colorate d’azzurro che trasmettono subito un senso di tranquillità, ci accolgono con delicatezza e ci permettono di esserci condividendo qualche ricordo del nostro vissuto con Guido. Di esserci e di sentirci uniti e più vicini.
Leggere queste pagine e accorgermi della sensibilità e dell’attenzione da parte di tutti, nel cogliere le peculiarità della personalità di Guido, della sua presenza discreta sempre, mi commuove. Ancora una volta mi conferma quante persone belle ed uniche Guido avesse vicino e mi ricorda di come sapesse avvicinarne sempre altre, in ogni occasione. Il barista, il libraio, l’amico dell’amico, chiunque era un potenziale amico da coltivare; “agganciato” prima con una battuta e poi, nel corso della frequentazione, anche con qualche piccolo dono scelto sempre con attenzione appositamente per il destinatario, l’amicizia nasceva e cresceva.
Amava veramente stare insieme, condividere, scherzare. E amava i “suoi” studenti. Quante volte arrivando al parcheggio dell’università, prima o dopo la lezione, l’ho sentito esclamare: “i miei studenti, guardali!”. Per lui tutti i ragazzi seduti sul prato erano “suoi studenti”, indistintamente. Ed era in questi giovani che aveva grande fiducia.
Ora vorrei condividere con tutti i lettori, la lettera che la cara amica Mara ha scritto per ricordare Guido il giorno della cerimonia funebre ma che poi non è stata letta. Insieme alle altre testimonianze, trovo che anche Mara sia riuscita a ricordare Guido in modo significativo.
Grazie a tutti. A presto
Paola
Mara Mori
9 aprile 2009
Guido carissimo,
mai avrei pensato di scrivere per ricordarti, mai avrei pensato di dover trovare parole per un fatto inspiegabile che ha coinvolto e sconvolto le nostre vite; ma cercherò di farlo per te, per noi, per gli amici che tu hai lasciato, per gli affetti che hai saputo creare, per la felicità che ci hai saputo donare, senza cadere nell’abusato linguaggio retorico da te tanto detestato.
Queste parole cercano di ripercorrere l’incontro bellissimo che abbiamo avuto con te molti anni fa in Savoia, un incontro gioioso, legato a giochi, camminate, serate impegnate a sorseggiare vini francesi di cui portavi poi i tappi in tasca , per poterli annusare a lungo. Ci ha unito, da subito, un sentire positivo, uno stato d’animo di fiducia, un riconoscimento che ci ha accompagnato nel tempo. Poteva succedere che dopo molti mesi ci arrivasse un messaggio, prima via postale, ora via internet o sms con gli auguri per qualche ricorrenza speciale o stagionale, l’ultima è del 21 marzo di quest’anno con l’augurio di una dolce e lunga primavera. Hai scritto del dono nell’occidente “ricordando che il significato del dono potrebbe essere ciò che è sempre imprevedibile verso l’altro ed estraneo ad una logica dello scambio interessato”.
Capisco solo oggi quanto questo tuo essere imprevedibile ma sempre presente nei momenti importanti sia stato per me, per noi tuoi amici, un dono di preziosa e affettusa amicizia e questa amicizia ci abbia arricchito e accompagnato nel tempo ed abbia creato quel sottile, impalpabile tessuto che attraversa e costruisce le nostre vite.
Mi piace ricordare quante volte siamo rimasti con te e con Paola nella tua casa a Roma; hai ospitato spesso giovani ragazzi stranieri che vivevano con noi per un anno in Italia e l’accoglienza era sempre completa, senza riserve, felice di accompagnarli in quel momento straordinario della loro vita.
I viaggi e le esperienze del singolo per te non potevano fare a meno dell’incontro con altre persone ed è così che io, mia sorella Deso, Guido, i miei figli Giorgio e Giulio, mia mamma Anna, mio fratello Antonio con Luca e Stefano, ti abbiamo conosciuto ed è così che ti ricordiamo oggi e per sempre.
Vorrei dedicarti una poesia di Pier Paolo Pasolini, da te tanto ammirato per essere stato quella coscienza critica, controcorrente,intrisa di puritanesimo antico, quella stessa coscienza che noi abbiamo visto in te; una poesia che credo possa solo in parte ripercorrere i tuoi anni più recenti:
“ Amo la vita così ferocemente, così disperatamente:
dico i dati fisici della vita, il sole, l’erba, la giovinezza…
e io divoro, divoro, divoro…come andrà a finire non lo so”.
Guido sei stato per noi una presenza importante e lieta, ci hai donato felicità e spero non ti dispiaccia se ti accompagno oggi con gli auguri che tu facesti a Giulio nel 2003, in occasione della sua partenza per la Nuova Zelanda.
Guido
“ ti accompagnamo tutti verso nuove terre,
per felici scoperte e straordinari incontri,
con il cuore e i pensieri più belli”, Mara e i tuoi amici
Per un problema di “spam” sono stati cancellati tutti i commenti postati tranne uno, siamo riusciti comunque a recuperarli e li riproduciamo qui, ci scusiamo con gli autori dei messaggi per l’inconveniente.
Anna Marina Storoni Piazza scrive:
29 aprile 2009 alle 00:11
E’ ancora troppo presto per commemorare Guido Zingari: abbiamo ancora i suoi sms nei cellulari, i suoi messaggi
vocali nella segreteria telefonica e, davanti agli occhi, il suo sorriso gentile. Al massimo, ciascuno di noi potrà riuscire a
esternare qualche frammento di ricordo personale: come i frammenti di quelle povere case crollate evocano istanti
della vita che vi si svolgeva all’interno.
Qualche frammento: lo incontrai subito dopo il primo attacco della sua malattia (1995) e rimasi colpita dalla totale
fiducia che mi accordò senza sapere nulla di me (che ero molto più vecchia). Mi chiese subito di collaborare alla
cattedra, di rendere pubblici i risultati dei miei studi. La stessa fiducia, lo stesso invito a “partire da se stessi” rivolgeva
agli studenti che gli chiedevano di essere seguiti nello svolgimento della tesi di laurea, qualunque fosse la loro
provenienza, età, livello culturale.
Partire da se stessi significava per lui accettare la propria inadeguatezza, il proprio disagio, le proprie incertezze, il
proprio stile. La filosofia non offre soluzioni, diceva, ma aiuta a impostare il problema in modo nuovo, a coniare
concetti nuovi.
Ogni corso di lezioni di Zingari ruotava intorno ad un concetto nuovo, cioè gravido si significati nuovi: il possibile, il
senso, il dono, il rifiuto, la meraviglia, la precarietà.
Chi lo conosceva personalmente riusciva a cogliere il peso autobiografico di questi temi, gli altri restavano ugualmente
affascinati dalla loro inesauribile ricchezza.
La filosofia per Zingari parlava attraverso la natura, la poesia, i bambini. Quando gli raccontavo le battute dei miei
nipotini restava sempre incantato, diceva che su quelle frasette si sarebbe potuto impostare un corso intero, che io
avrei dovuto scriverle, rifletterci sopra.
Un altro terreno comune, tra me e lui, era quello del mito. Il mito racchiude un tesoro di significati inesauribile e
insieme ci sforzavamo di portarli alla luce, sempre omettendo la parola “fine”.
L’ultima volta che ci siamo sentiti (neppure una settimana prima della sua morte), mi telefonò per parlare del mito
della caverna. Non so quale filo di pensieri lo aveva condotto fino a quel punto nodale, forse mi può aiutare a capirlo
chi ha ascoltato le sue ultimissime lezioni. Che cosa avviene ai prigionieri che escono dalla caverna? Ci chiedemmo. In
che senso si accorgono di esser sempre vissuti nell’ignoranza? Quale nuova visione gli si prospetta? Quale nuova luce
illumina le cose che erano abituati a vedere ogni giorno? Vorrei, oggi, poterlo chiedere a lui adesso.
Un altro argomento “premonitore” sul quale, anche con Paola, la moglie, abbiamo parlato tanto negli ultimi tempi, è la
precarietà. Mi chiese di dargli riferimenti sulla precarietà in Omero: lo feci.
Perché quest’attenzione sul tema della precarietà? Precario è colui la cui vita è appesa ad una “prece”, mi disse, colui
che non conta in nessun modo sulle proprie forze, colui “che sta, come d’autunno, sull’albero, le foglie”. Il modo in cui
se n’è andato è la massima testimonianza della precarietà. Precario però, arrivammo a concludere, non è soltanto un
concetto negativo: precaria è la bellezza e precario è, a ben riflettere, tutto quello che conta nella vita.
Vorrei concludere queste poche parole ricordando una poesia di Emily Dickinson che tradussi per lui e che apprezzò
moltissimo:
Alla dimora della rosa
Non devi troppo avvicinarti.
Basta un soffio di vento
O una goccia di rugiada
Per farne crollare le pareti.
Le ali della farfalla
Non cercar di legare,
Né pretendere di scalare
I gradini dell’estasi.
La qualità della gioia
È nella sua precarietà.
Noi tutti che gli volevamo bene e che ci sentiamo mutilati per questa perdita dovremo imparare ad accontentarci della
qualità della gioia che ha saputo donarci.
Anna Marina Storoni Piazza
carlo ghirardato scrive:
27 aprile 2009 alle 04:01
Ho avuto l’immenso piacere di godere della sua stima. La nostra avventura in comune iniziò nel 2000, per ricordare
insieme, alla grande, il filosofo Giordano Bruno. Da subito ci siam sentiti grandi, grandissimi amici… fratelli. Tra le
mani mi restano i suoi libri e un dono prezioso che utilizzo quotidianamente: gli spartiti di Fabrizio De André, che mi
regalò con la seguente dedica: “A Carlo, per i suoi quarant’anni di libertà, da un amico incontrato per le strade
dell’eresia… con affetto grande Guido - Roma, 5.V.2002″. Ora, sento l’obbligo di non lasciarmi piegare dal dolore, ma
di vivere sempre più con le sue idee accanto, dentro… per sempre. E mai sarà dimenticato, anzi…
Un abbraccio a tutti voi
Carlo
Angela Ziino Carasi scrive:
26 aprile 2009 alle 10:49
Caro Prof non ti dimenticherò mai dieci anni fa seguivo il corso su Giordano Bruno il 6 aprile giorno della tua morte
sulla mia agenda ho scritto FIne di un’Epoca ma “Nessuno muore se resta nel cuore di chi vive”. Caro Marco
dobbiamo essere felici di essere stati a contatto con una persona cosi speciale i cui insegnamenti non dimenticheremo
mai!
Angela Di Curzio scrive:
25 aprile 2009 alle 21:11
Quando penso al Professor Zingari penso alla sua presenza costante al mio fianco. Nei momenti belli ha condiviso con
me la gioia e ha pianto con me per il mio dolore riuscendo sempre a trovare le parole giuste per starmi vicina, per
donarmi un sorriso, per consolarmi. Ho sempre sentito su di me il suo sguardo premuroso, il suo affetto. Le attenzioni
che mi ha rivolto mi hanno dato sempre il coraggio di andare avanti nella vita e nello studio. Grazie Professore!
Angela.
roberta morelli scrive:
25 aprile 2009 alle 16:51
con Guido, una promessa:sfuggire alle miserie dell’ipocrisia che limita la solidarietà e la possibilità di una condivisione
sincera e libera dell’altro che ci sta accanto. Sfuggiamo le ufficialità ..era questo il suo mondo, un mondo paritario fra
colore che hanno cuore e sensibilità. Gli ho dedicato i miei momenti di lavoro e il mio pensiero costante. Sfioro
l’azzurro di questa pagina ripensando ai tanti suoi scritti, molti vergati in azzurro-turchese che mi hanno accompagnato
in cinque anni di intensa amicizia. E ieri ho ritrovato una lettera bellissima. Abbiamo accanto a noi dolcissimo il sorriso
di Sua madre e la forza di Paola che dovrà riprendere i pennelli in mano come Guido avrebbe voluto. Sono sempre a
vostra disposizione ragazzi! Per lavorare con energia, fantasia e tutta la dolcezza che la Sua persona sapevano
suscitare. un abbraccio Roberta
Sabrina Panfili scrive:
25 aprile 2009 alle 09:24
Grazie Marco per questa possibilità che dai a tutti noi di tenerci sempre in contatto con il mondo che il caro Professore
ci ha insegnato ad amare, il suo mondo! Il ricordo che ho di lui - l’ultimo - è stato il suo sorriso che mi ha regalato
quando per caso, l’ho incontrato all’università, poco tempo fa… Quel sorriso è qui dentro di me e so quanto vale.
Salutaci Paola con tanto affetto, ricordale che noi ci siamo.
Grazie.
Sabrina
Valerio Carbone scrive:
25 aprile 2009 alle 02:35
…una delle ultime volte in cui ho parlato con il Professore, ricordo che mi chiese di aiutarlo a trovare una definizione
per un concetto (non importa specificare quale). Così ho preso tempo. E ho provato a pensarla. Insistentemente. Ma
senza soluzione. Forse avrei dovuto farlo con un po’ più di tempestività, lo ammetto. Sta di fatto che quella
definizione, purtroppo, io non gliel’ho mai data.
Adesso, a mente lucida (ma non troppo), mi rendo finalmente conto che quel tempo che credevo d’aver preso, invece,
è stato un tempo dolcemente donato. E che la ricerca per “quella” definizione (che pure si dimostrò tanta infeconda),
non può essere fraintesa oltremodo. Perché da quel piccolo fallimento, adesso, a mente lucida (ma non troppo), riesco
bene ad estrapolare il senso nascosto che mi è stato regalato.
La rabbia non può offuscare nessuna gioia in eterno. Né la tristezza può rendere onore a nessun ricordo. Ecco ciò che
il Professore avrebbe voluto: che noi provassimo a ricercare una definizione che non ha bisogno di nessun concetto.
Per avere cura dei nostri stessi pensieri. Per poter custodire quel dono che lui ci ha fatto.Senza permettere che sia il
rimpianto ad averla vinta.
Serena Salvatori scrive:
24 aprile 2009 alle 12:46
Caro Marco, che consolazione che danno le tue parole e soprattutto la tua iniziativa. Io mi sono laureata al DAMS ma
ho rivoluzionato il mio piano di studi solo per avere l’onore di fare due annualità di filosofia del linguaggio con il
Professor Zingari. Mi sono molto emozionata mercoledì a Tor Vergata e la lettura che il prof. Caputo ha fatto della
mail che gli avevo inviato per ricordare il Prof…. il Maestro Zingari mi ha sorpreso e commossa, non so se le mie
parole lo meritassero ma erano sincere. Se è stato una ferita per me, che ero una dei tanti studenti, la sua morte per i
suoi familiari e per te deve essere stato come se si fosse spento veramente un astro, una guida. Ma Guido Zingari aveva
il potere di farci sentire tutti particolari. Io non lo voglio dimenticare mai, non voglio rassegnarmi alla tristezza e la
possibilità che tu mi offri con questo blog lenisce il senso di dispersione.
Vorrei che ci tenessi informati delle iniziative e potessi inoltrarci nella conoscenza e nell’approfondimento del pensiero
del nostro Maestro, perchè il pensiero non vada in fumo, perchè non bruci nel freddo rogo dell’indifferenza, perchè il
nostro calore salga fino al cielo.
Grazie.
Serena.
Oggi è trascorso un mese da quando l’Amato Prof ci ha lasciati,quanta nostalgia quanti ricordi……. Ma:”Nessuno muore se resta nel cuore di chi vive”. Non ti dimenticherò mai Caro Prof.